venerdì 21 marzo 2014

S. Tommaso d'Aquino: l'astrologia

Quale rapporto teologico e filosofico esiste tra astrologia e divinazione?
Il saggio di Durrel Rutkin pubblicato da Carocci Editore (a cura di Germana Ernst e Guido Giglioni) tratta le argomentazioni del filosofo Tommaso D'Aquino e nella sua Summa Theologica (1270)  e la distinzione tra il conoscibile e l'insondabile. Osservazioni destinate a formare il corpus dogmatico e canonico della Chiesa in ambito di eresia (l'indice 1564 e la Bolla di Sisto V del 1586).
 

L'astrologia per sua natura si occupa di divinazione. Ma lo fa secondo cause diverse e presupposti differenti. Esiste una divinazione leggittima che parte da cause chiare e conoscibili: ad esempio l'astronomia che permette di conoscere le eclissi con confutabile certezza. Ed esiste una divinazione illegittima appunto l'astrologia che pretende di prevedere il destino delle persone.

La predizione del futuro può essere dunque elaborata in due modi. In se stesso, attraverso la conoscenza diretta del corso temporale, l'esperienza e la vita quotidiana di tutti i giorni. O attraverso le cause, ovvero in via del tutto teorica e deduttiva.

Il primo modo di trarre le cause è direttamente collegato agli effetti diretti e riscontrabili. Tommaso ritorna sull'argomento delle Eclissi e sul loro ciclo: l'uomo ne studia il moto, ne osserva la forma, i cicli e può successivamente trarre una conoscenza per il futuro di quel evento specifico.

Il secondo modo di trarre le cause è invece arbitrario e non necessario. Ovvero le cause producono ipotesi e congetture non certe. Quindi produce una conoscenza congetturale non provata, ne verificabile e alla meglio parziale.

Come si dice: l'argomentazione non fa una piega! Giusta e inconfutabile!




Se non fosse per un ulteriore argomentazione, del tutto leggittima, portata avanti dal sottoscritto. La causa conoscibile e diretta è sempre collegabile alla struttura cognitiva del soggetto. Ed è collegata, a suo volta, al sistema del sapere che vige nel determinato periodo storico, fatto di convinzioni, proiezioni psicologiche e convenzioni sociologiche.

Un calcolo matematico statistico richiede una conscenza tecnica di questo campo. La sua riuscita dipende dal contesto in cui viene praticata e la sua utilità; e cambia con il variare di nuovi elementi che entrano nel piano cognitivo di chi la esercita. Tutto questo va collocato in un contesto culturale che filtra alcuni elementi e ne evidenzia altri. Per cui soltanto da questo, il "conoscibile" è in realtà soggetto ad una variabilità offerta dalla stessa idea di concepiere e realizzare il sapere. Come dire, esistono tante matematiche! Si tratta di una condizione imprescindibile del sapere, a mio parere, e che assegna un determinato valore a quello che si definisce scientifico e praticabile contro il non scientifico e falso. E questo, a mio avviso, vale anche per quello che noi conosciamo della presunta scienza astrologica.


Ma andiamo con ordine.
Esiste il dato certo e conoscibile. E poi esiste il dato probabile, ma tuttavia incerto non supportato dall'argomento oggettivo. La conoscenza causale può essere prodotta da due condizioni. Quella di una conoscenza che deriva dalla scelta razionale - argomentazione del libero arbitrio -  e il caso irregolare che fornisce una condizione non conoscibile.

Gli uomini non possono conoscere prima gli eventi perchè questi non dipendono da cause coerenti, deducibili, ma vengono prodotti cause variabili, mutevoli. Questo equivale ad affermare che gli uomini non possono trascendere le funzioni razionali e concettuali. Essi vivono nella conoscenza causale di ordine razionale mentre quella che richiederebbe la divinazione è non ricontrabile e non conoscibile. In oltre tutto ciò che trascende questa capacità umana, è "prerogativa" del divino - causa prima - ed è per tanto di Dio e della sua eternità.

La "previsione" è leggittima quando segue un metodo scientifico e razionale (appunto l'esempio delle eclissi). E per questo non può essere definita previsione o divinazione, in natura della sua intima ragione. L'altra invece è impraticabile perchè non oggettiva, ed è ingannatrice.

In oltre, come affermato, l'uomo non può usurpare la prerogativa divina e la sua manifestazione. Per Agostino, chi lo fa commette un grave errore, condannato dalla stessa Chiesa. La divinazione è un atto grave e peccaminoso. Colui che profetizza è sempre in combutta con i Demoni che offrono la loro gnosi condannata dalla stessa Chiesa: sortilegi, auguri e negromanti. Dunque la divinazione è inderogabilmente eretica. E operando in questo modo, il demone inganna con astuzia; e l'umano sconvolge l'ordine naturale, espressione della stato in cui si trova. L'uomo dunque non può essere Dio e ne può e ne deve esercitare le facoltà che non gli sono certe e possibili.

La Summa Theologiae (1265–1274) è il trattato più importante del filosofo.
L'elaborazione del testo comprende riferimenti agli autori classici, come Agostino di Ippona, 
Pietro Lombardo, Pseudo-Dionigi l'Areopagita, Avicenna e Mosè Maimonide.



La questione relativa alla divinazione e all'astrologia viene trattata nel passo 95 della Summa.
Il metodo di osservazione e di consoscenza degli astri permette di prevedere le eclissi. Questo fatto non dipende da opinioni false e menzognere in cui si intromette il demonio, ma piuttosto dall'osservazione scientifica e fenomenologica. Dunque si parte da dati certi e verificabili. Le eclissi infatti rispettano un preciso ciclo astronomico (oggi conosciuto come ciclo di Saros che indica un periodo di 18,03 anni - 223 mesi sinodici - al termine del quale si ripetono le stesse eclissi lunari e solari).




Tommaso contesta la tesi delle stelle come simbolo di qualcos'altro, secondo la cui tradizione piu che produrre - facinat- significano qualcosa. Tesi insostenbile afferma. Come possono le stelle indicare gli eventi futuri? come fanno le stelle ad indicare una effetto senza contenere la causa di quell'effetto stesso? Non c'è dunque relazione tra gli eventi e il moto celeste secondo il filosofo poichè tra eventi e stelle non esiste nessun contatto formale e sostanziale. Tra cielo ed eventi non esiste una relazione di necessità che permette la previsione/predizione. E niente conferma per certitudinem il metodo previsionale.

Le stelle in oltre - il primo immobile, i pianeti, le costellazioni - non sono causa prima di tutte le cose. Ma anch'esse sono parte della Provvidenza divina, la reale causa che "dispone i moti e la posizione degli eventi futuri contingenti". Gli astri sono posti in stato di necessitaà- stesso modo - mentre gli eventi futuri seguono criterio di contingenza in modo da capitare in diverse materie - variabiliter contingant. Il conoscibile, il futuro e gli eventi sono dunque espressione e manifestazione del libero arbitrio e non degli astri.

Osserva in proposito Agostino: “Gli astrologi pretendono che vi sia nel cielo la causa inevitabile del peccato: sono Venere o Saturno o Marte che ci hanno fatto compiere questa o quella azione, volendo che sia senza colpa l’uomo, che è carne e sangue e verminosa superbia, e la colpa ricada su colui che ha creato e regge il cielo e le stelle” (S. Agostino, Confessioni, IV, 3).


Ed infine un ulteriore argomento: tra corpi celesti e libero arbitrio non esiste una continuità causale e riscontrabile. Il libero arbitrio che è facolta della ragione e della volontà è incoropereo. Nessun corpo puo agire - imprimere - qualcosa su una realtà incoroprea. Per cui i corpi celesti non hanno e ne possono avere nessun effetto sull intelletto e la volonta.

Inevitabilmente qui si apre un fondamentale spiraglio. Cosa sta affermando l'Aquinate? Che per caso esiste una "certa" astrologia? Poichè il corporeo mondo celeste tocca in qualche modo la forma coroporea e biologica della vita, ovvero "le facoltà sensitive che attuandosi in organi corporei influiscono come inclinazione sugli atti umani" da provare una sorta di intervento degli astri. Come osserva Rutkin "L'Aquinate mitiga la sua granitica presa di posizione e ammetrte l'eventualità di alcune influenza astrali sulla mente di un indivisuo e di conseguenza sulle sue azioni".

Dunque un'astrologia esisterebbe eccome! Quella che si "aggancia" alla fisicità e agli organi del corpo biologico: "la massa degli uomini segue le passioni corporali e quindi i loro atti per lo piu seguono l'inclinazione dei corpi celstei... mentre sono pochi e cioè i savi soltanto che si sforzano di governare con la ragione codeste inclinazioni".
Ma la stessa non può in nessunissimo modo influire sulla volontà e l'intelletto umano, negando il libero arbitrio dell'uomo. Non è quindi possibile che gli astri siano causa della nostra elezione volontaria” (S. Tommaso, Summa contra gentiles, III, 85). Tutt’al più: “inclinant astra, sed non necessitant”.

In pratica l'astrologia controlla l'animale umano, la sua condizione meccanica e biologica. Ma non prevede la sua emancipazione, l'evoluzione della sua volontà. Tocca gli organi ma non interviene sul piano cosciente e razionale.

Verrebbe da se che l'essere umano è anche "terreno" di un confronto interno tra la psiche cosmica e quella della sua volontà, tra il corpo che sente il campo astrologico e i suoi recettori, gli organi, e la sua anima razionale e l'intelletto. Chi subisce l'onda emotiva del corpo non fa altro che confermare la spinta astrologica. Chi sengue il proprio sentimento, prodotto dalla propria consapevolezza, sta invece portando a compimento un importante prospettiva personale liberandosi dagli astri, e dalle spinte del campo.
Astri inclinant non necessitant. Gli astri ci influenzano non poco ma non determinano! La frase pare essere tradizionalmente assegnata al filosofo.


Chi è giunto ad un certo piano della coscienza, ad un livello di liberazione al programma di base - la matrix astrologica - può iniziare a uscire dal guscio corporeo, automatico e automatizzato e a divenire se stesso, nascere in vita! Chi ha preso coscienza della sua contingenza può partecipare liberamente e consapevolmente al suo destino non piu sorte o fato. Argomento questo a mio parere affrontato da tutte le tradizioni religiose ed esoteriche, perno della reale evoluzione personale ed umana.

Il dispositivo teologico costrutito da Tommaso continua la tradizione iniziata dal Tetrabiblios di Tolomeo, nella distinzione tra astronomia e astrologia. Entrambe discipline sono leggitime se portate al loro reale campo di azione, l'uno astronomico per le eclissi, come da esempio, e l'altro più biologico o medico per la condizione del corpo, diremo oggi. Stando in questi precisi confini, la previsione ha una sua precisa azione. Fuori da questa è invece errore. Questo permette di affermare che una astrologia esiste, almeno secondo l'Aquinate, dunque esiste come dire una astrologia "naturale" che reca benefici alla medicina, alla natura, alla navigazione e alla agricoltura che ben si discosta dall'inganno della divinazione sulle sorti dell'essere umano. E questa pare essere il reale tessuto concettuale che definisce il reale campo di azione questa antichissima conoscenza.

Ovviamente va da se che la Chiesa e lo stesso filosofo, condannano comunque qualsiasi uso e non solo l'abuso delle arti divinatorie e previsionali. Ma questo, ovviamente è un  altro discorso.

Sisto V, nato Felice Peretti. 
Il pensiero di San Tommaso sarà di rifermento per la Regole dell'Index 
 e per la stessa Bolla emanata da Sisto V


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